Vittorio Galigani

Interessi incoscienti di un sistema a pezzi: il calcio italiano è tutto ‘un magna magna’

26.07.2018 10:58

“E’ tutto un magna magna…”. Era il 29 agosto del ’99. Fu un magnifico duetto, davanti alle telecamere, tra Geoge Weah e Roberto Baggio, a “Controcampo”. Una delle tante trasmissione di sport Mediaset. Il futuro presidente della Liberia, con quella battuta, fotografava perfettamente la situazione del sistema calcio italiano. Sono trascorsi 19 anni le cose sono peggiorate.

Ho sempre sostenuto che il calcio è come il “mal d’Africa”. Una malattia. Quando l’hai contratta non sei più capace di scacciarla. Accade a noi tutti, addetti e non. Il sistema rischia di sgretolarsi (più di un addetto ci si sta impegnando alacremente), ma nel Paese dei campanili, dove si vive di pane e calcio, ci si aggrappa, incoscienti, a quella sfera che rotola. Per “amore” di una maglia si è pronti a sopportare di tutto.

Quello che sta offrendo il sistema, nell’ultimo periodo, ha dell’ indecoroso. Il calcio italiano perde “pezzi” da ogni parte. Il commissariamento della Federcalcio, una comica infruttuosa. La giustizia sportiva, un “optional” adattabile e modulabile a tutte le situazioni. Le norme sono diventate un “tappetino” dove tutti passano, impunemente, per pulire le suole delle proprie scarpe. Tutto fatto per interessi di tornaconto. Non per rispetto dei regolamenti. La Covisoc, un “fantasma” che veleggia, con una leggiadria inutile, sui conti dei club professionistici. In questo periodo, nel sistema calcio italiano, può accedere di tutto e l’inverso di tutto.

Tutti contro tutti, in questo momento. Non si arrende neppure Cosmo Giancaspro, a Bari. Ritiene di essere vittima di una congiura. “L’agnellino” sacrificale messo sul rogo. Non pagava da mesi stipendi e contributi, ma continuava ad assumere famigliari. Ha preso in giro, impunemente, una città ed ha ancora la pretesa di parlare.

Il Matera è stato iscritto al campionato. Angelo, Strambelli, Giovinco e Stendardo, calciatori messi fuori rosa da tempo immemorabile, non hanno percepito stipendi. Si parla da dicembre 2017. Su quegli emolumenti non sono stati versati neppure i contributi. Ma il Matera ha ottenuto la licenza nazionale. In dispregio a tutte le norme. L’associazione calciatori è intervenuta con colpevole ritardo. Altri club virtuosi (usando un termine appropriato) e rispettosi delle scadenze (ri)partiranno dalla serie D. Uno su tutti? Il Gavorrano.

Un tempo si passava l’estate appassionandosi sulle operazioni di mercato. La curiosità, di tifosi e non, sui “colpi” della campagna trasferimenti. Oggi ha fatto clamore l’arrivo alla Juve di CR7, non poteva essere diversamente, per il resto l’attenzione generale è rivolta ai ripescaggi, alle radiazioni, ai processi sportivi… ai fallimenti.

Ieri il Tribunale Federale ha sentenziato che è improcedibile il deferimento promosso dalla Procura Federale contro il Chievo Verona (non era stato interrogato il suo presidente Campedelli, guarda caso). I veneti rimarranno in serie A, ma al Cesena (quale Cesena?) coinvolto nello stesso filone di indagini, sul valore gonfiato delle plusvalenze, sono stati inflitti 15 punti di penalizzazione da scontare nel campionato che va ad iniziare. Diceva Giulio Andreotti che a pensar male è peccato, ma…

Ha salvato il fondo schiena il Parma. A mio avviso non andava neppure deferito. Questa norma della responsabilità oggettiva presenta lacune incolmabili. Gli emiliani rimangono, da penalizzati, nella massima serie. Paga giustamente Calaiò per un comportamento imperdonabile. Alla sua età e poi, con la sua esperienza, inconcepibile come gli possa essere passata nel cervello quella str…… madornale.

Dietro le decisioni che vedono coinvolte le citate Parma e Chievo Verona c’è la tutela degli interessi di tanti altri. Come cani che rincorrono la lepre, ringhiano (rabbiosi e increduli) Palermo e Crotone. Credevano di avere diritto alla serie A. Si appellano al fatto che la sanzione deve essere afflittiva nella stagione in cui si consuma l’inadempienza. Oggi tutto è stato stravolto. Le partite non si giocano più in campo, ma nelle aule dei tribunali.

Oggi le comiche anche in serie B. Fuori Bari, Cesena ed Avellino. Taccone a capo degli irpini le sta tentando tutte, ma le possibilità di una riammissione dei biancoverdi sono scarsissime. La sentenza che ha restituito al Novara il diritto al ripescaggio rischia di stravolgere la classifica dell’ultimo campionato di serie B. Si sono affievolite le speranze della Ternana, in crescita quelle di Novara (appunto) e Catania. Stazionarie quelle del Siena.

Nel calcolo delle probabilità dei ripescaggi in Lega Pro la confusione regna sovrana. La alimentano gli stessi presidenti, impreparati e/o populisti, di una pluralità di club di tutte le categorie. Per il meccanismo dei ripescaggi nelle altre serie saranno disponibili sette posti per evitare la scongiurabile carenza di organico. L’imposizione voluta da Frabbricini e Costacurta, delle seconde squadre della serie A, un flop macroscopico. Sarebbe pronta, tra mille difficoltà, soltanto la Juventus. Il Milan ci sta provando, ma i dubbi sono notevoli. Il Torino ha rinunciato tra le mille difficoltà a livello logistico ed organizzativo. A Prato (unica di lega pro con i titoli adeguati), saltata la cessione della società e con il veto del sindaco all’utilizzo dello stadio, Paolo Toccafondi sfoglia la margherita, ma prevarrebbe la regola del no. Certo il ripescaggio della Cavese. Il Como non sarebbe in grado di presentare la fidejussione e verrebbe escluso. L’Imolese si è messa in regola.

Ipotizzare un organico a 57 squadre non è pertanto utopia. Tre gironi da 19 squadre. Eventualmente. Senza andare oltre per nessuno. In attesa dell’esito del ricorso del Santarcangelo. Dispiace per i tifosi di Bari, Messina e perché no di Taranto. Incolpevoli e penalizzati per responsabilità di altri. Per motivi diversi nessuno dei tre capoluoghi potrà essere integrato. Loro come nessun altro che non sia stato incluso nelle apposite graduatorie. Indipendentemente dall’onerosità dell’operazione. Nel concetto è sbagliata la cultura dei dirigenti (presidenti populisti e loro collaboratori) come di una certa stampa che alimenta speranze mai conseguibili. Non è corretto illudere chi vive per la passione dei propri colori.

La conferma, come scrivevo all’inizio, di quello che, in quel lontano ’99, diceva scherzando, ma neanche troppo, George Weah: “ è tutto un magna magna”.

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