TARANTO

Amarcord: Cipriani tra promozione, scudetto e retrocessione

Alessio Petralla
15.07.2017 14:07

Dal 1994 al 1997 ha fatto sognare i numerosi tifosi tarantini, che affollavano gli spalti dello "Iacovone" bomber Loriano Cipriani, che dopo un decennio torna a ricordare, a Blunote, alcuni di quegli emozionanti momenti: "La prima stagione in serie D, con il Taranto, fu stupenda: vincemmo il campionato e strapazzammo il Tolentino nella finale scudetto. Inizia l'annata a Trani e quando il Taranto mi chiamò non esitai ad accettare, anche se dovetti scendere di categoria. Arrivai a campionato in corso e il tecnico era Ivo Iaconi. Nel 1995-96 disputammo una serie C2 tranquilla per poi retrocedere l'anno dopo quando ci trovammo sommersi dai problemi economici e dalle incertezze sullo stadio. Non prendevamo soldi da mesi...".

I GOL: "Non dimenticherò mai, per importanza, i gol segnati al Maglie sia nella gara d'andata che in quella di ritorno. Poi quelli realizzati nella finale scudetto con il Tolentino che ci permisero di vincere il tricolore. Tra me, Aruta e Caputo segnammo più di sessanta gol: un tridente da paura. Il gol più bello? Oltre quelli su punizione, che erano la mia specialità, ce n'è uno in particolare che segnai ad una squadra campana in mezza sforbiciata sul secondo palo: misi il pallone tra palo e portiere".

IL RICORDO: "Ci tengo a ricordare un ragazzino di sedici anni, Gianguzzo: mi ero affezionato a lui, era una sorta di figlioccio che cercai di far crescere".

LA TIFOSERIA: "A Taranto sono stato molto bene: peccato perchè se alle spalle avessimo avuto una società non saremmo retrocesssi. In ogni partita cercavo di sputare sangue e di conseguenza la gente apprezzava e mi rispettava. Passeggiavo a testa alta per le vie della città pugliese con le persone, che a volte mi elogiavano. La curva? Era sempre eccezionale: ricordo che nell'ultima partita, in serie D, con la Scafatese, quando eravamo già stati promossi, misero in scena una coreografia da brividi: è stato uno dei momenti più belli della mia vita. Al campo erano presenti sempre in 10000 ma per quell'occasione non c'era un posto libero".

IL CAMPIONATO: "Era un girone tosto, con valide squadre pugliesi e con i campi campani che erano infuocati. Eravamo più forti tecnicamente così come mentalmente: Iaconi ci trasmetteva positività. Un bel gruppo, ricco di giovani locali e non e da esperti, fu il segreto del successo". 

IL TARANTO: "Ci vorrà un po' di tempo per assemblare la squadra. In serie D è difficile vincere visto che ne sale una sola. Le qualità tecniche fanno la differenza: era un punto di forza fondamentale del mio Taranto. Poi, ci vuole un tecnico che abbia i "coglioni" e che, quindi, possa assorbire tutte le pressioni sulle sue spalle. Al sud gli stimoli non mancano e Cozza è un duro: con lui la società ci ha azzeccato. Servono minimo due anni per salire...".

MESSAGGIO: "I tifosi, numericamente, ci sono sempre e sono attaccati alla squadra. Vanno compresi perchè sono loro che trascinano gli undici in campo. Si deve ricreare un gran rapporto tra supporters e calciatori che secondo me è un fattore essenziale. Se la squadra dimostrerà di essere viva e se ogni singolo atleta non toglierà mai la gamba i tifosi apprezzeranno e torneranno allo stadio. Ci tengo a salutare tutti i miei sostenitori: erano immensi".

CIPRIANI: "Faccio calcio a bassi livelli, tra la Prima e la Seconda Categoria. Vivo a Empoli e dopo vent'anni in giro per l'Italia ho preferito stabilizzarmi".

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