Vittorio Galigani

Traversie Malagò e Fabbricini. Acuti Giancaspro e Taccone: in fondo sono solo canzonette

01.08.2018 15:38

L’estate calda del calcio italiano è la solita kermesse di fallimenti, ricorsi e pianti di Presidenti, sprovveduti, che cercano di ingannare i tifosi per giustificare il loro pressapochismo. 

Il calcio è una delle prime 10 industrie italiane e muove interessi enormi. Sotto il profilo economico e finanziario, il calcio professionistico italiano ha compiuto un importante percorso di miglioramento della propria sostenibilità economica. Tra il 2014 ed il 2017, grazie anche agli effetti dei nuovi parametri di controllo economico-finanziario, introdotti dalla Federcalcio e ispirati ai criteri del Financial Fair Play, si è assistito ad un incremento del valore della produzione del 28% (da 2.625 a 3.350 milioni di euro, rispetto ad un incremento di appena il 7% dei costi operativi). Con un miglioramento dell’Ebitda (margine operativo lordo) del 317% (da 176 a 734 milioni – dati tratti dal report Federcalcio 2018).

Non posso che ribadire un concetto. La gestione delle società deve essere affidata a persone esperte (ed oneste). Purtroppo così non è dalle nostre parti. Non c’è posto per le canzonette di Bennato. Occorrono manager e  professionisti. In questo senso la differenza della Juventus rispetto alle altre società italiane è abissale. Stadio di proprietà, quotazione in borsa, comitato per le nomine, Risk Manager, Internal Audit, Organismo di vigilanza.

Non desidero annoiare i lettori, ma il frutto di tale organizzazione è sotto gli occhi di tutti. L’ingaggio di un top player come Cristiano Ronaldo non è mai frutto del caso. Il mio motto è e sempre sarà: via i dilettanti dal mondo del calcio. Dalle istituzioni federali. Sino all’ultimo club di Lega Pro, se solo volessimo fermarci ai professionisti.

Ma così non è. La Federcalcio, oggetto degli interessamenti politici del nostro Giovannino Malagò, è stato un esempio di gestione sciagurata. Da prima Repubblica. Nessuna riforma. Nessun cambiamento epocale. Solo le solite promesse e un attaccamento “disperato” alla poltrona. Si nega con artifizi e raggiri anche la possibilità di celebrare l’assemblea federale. La scusa è quella di dover applicare le riforme dello Statuto sulla base dei nuovi principi informatori del Coni.

E che c’entra? Negare ad una qualsiasi organizzazione di poter eleggere i propri rappresentanti è negare la democrazia. Eppure è così. “Stranamente” ieri il Collegio di Garanzia presso il Coni ha deciso di non decidere sulla impugnativa relativa alla proroga del commissariamento. La paura del TAR era troppo elevata. Avrebbe ordinato la immediata convocazione.  Quindi un bel rinvio a Settembre, un classico della politica, come dicevo, da prima Repubblica.

Eppure il duo Fabbricini-Malagò di inciampi e traversie ne ha combinate parecchie. In ordine sparso: bando dei diritti televisivi annullato, violazione dello Statuto sul Calcio femminile con ritorno alla gestione in capo alla Lega nazionale dilettanti, squadre B imposte in violazione dello Statuto Federale con il risultato di una sola partecipante (?!).

L’ultima del Fabbricini, la più fantasmagorica, è il ricorso alla Corte di Giustizia Federale (il Giudice di Appello) contro … se stesso. Cioè contro una decisione presa dal Tribunale Federale Nazionale in materia di ripescaggi.

Non vorrei essere nei panni degli avvocati Medugno e Mazzarelli. Storici legali della Federcalcio, i quali non sanno da che parte stare. Con Fabbricini o con l’Organo di Giustizia della Federcalcio? Una vergogna. Un mancato rispetto, per i propri Organi, che grida vendetta. Il commissariamento federale Malagò-Fabbricini sarà ricordato per l’incompetenza dimostrata. Incompetenza ed approssimazione che tutti gradiremmo non facesse più parte del nostro calcio.

Gli esempi purtroppo sono di queste ore. Ad Avellino questo signor Taccone non ha avuto rispetto della città. Della memoria di Antonio Sibilia. Dei suoi immensi tifosi. Della tradizione sportiva che ha conosciuto anche la Serie A. Si piagnucolava addosso, Taccone, gridando al “gomblotto” di gaucciana memoria. Il Collegio di Garanzia aveva definitivamente escluso l’Avellino della Serie B.

Ma chi ha presentato una fidejussione romena priva dei requisiti? Chi ne ha poi presentate altre due, per un totale di tre nel giro di due giorni, dimostrando in tal di essere ben consapevole dell’invalidità della prima? Che modo è di gestire una società professionistica? Caro Taccone se la prenda con se stesso, non con gli Organi di Giustizia!

Ancora peggio (possibile vi chiederete?) ha fatto Giancaspro. Dopo non aver avvertito nessuno della situazione societaria. Dopo aver rassicurato tutti, giocatori compresi, si è “accorto” di non avere i mezzi per ricapitalizzare la società ed iscrivere il Bari al Campionato. Ha fatto ancora peggio. Non ha neanche fatto ricorso avverso l’esclusione della Covisoc. Almeno l’avellinese Taccone ha prodotto fidejussioni varie, romene, di società non più abilitate (Finstars) e solo dopo la scadenza dei termini ne ha portata una non di coriandoli. La piazza di Bari cancellata perché in mano a dilettanti allo sbaraglio. Dai play off, per andare in Serie A, ai dilettanti.

Grazie Giancospro e Taccone. A mai più rivederci.

Ma di dilettantismo nel “nostro” mondo è pieno di esempi. Basti vedere quello che ha combinato il Procuratore Federale dottor Pecoraro, nel processo Chievo-Cesena. Ho già espresso con largo anticipo la mia opinione. Ritengo che l’unico organo preposto a tali controlli è la Covisoc, istituita per legge dallo Stato. Non può essere un procuratore a stimare i giocatori. Quale è la norma violata se la Covisoc negli ultimi tre anni ha dato l’ok per iscrizione e per il rilascio della licenza? Non si può lasciare il destino di una società di Serie A in mano alla Procura. A un soggetto che ha dimostrato, fra l’altro, la propria incompetenza violando le norme. Tanto che il processo è stato dichiarato improcedibile. In un paese normale, il dottor Pecoraro avrebbe dovuto immediatamente dimettersi Qui siamo in Italia, nell’Italia dei Taccone e dei Giancaspro. A Fabbricini correva il dovere di chiamarlo e di dargli il ben servito.

Vediamo poi che altro potrà succederà. Sul Chievo giungono voci che la Procura ha commesso altri errori di procedura e che anche il processo bis salterà …

Le squadre B. Il grande flop. Il grande interesse manifestato da De Laurentiis, Lotito, Preziosi e Cairo per il Bari ha confermato un tesi che sostengo da sempre. I presidenti non vogliono le squadre B. De Laurentiis, che si è aggiudicato il Bari, ha snobbato neanche tanto elegantemente quel progetto. Altrettanto i suoi qualificati colleghi. ADL ha dichiarato che investirà 3 milioni di euro sul campionato di serie D del Bari. La squadra B l’aveva scartata a priori. Costacurta(cosa aspetta a dimettersi anche lui) può argomentare quanto vuole, il flop è evidente ed incontrovertibile. Il sistema del calcio italiano non è ancora pronto e chissà mai se lo sarà in futuro.

La Federcalcio e la Lega Pro si sono costituite in giudizio a difesa del Matera nonostante il mancato pagamento di emolumenti e incentivi all’esodo maturati, in favore di alcuni calciatori, nella stagione trascorsa. Difendono, entrambe, il mancato pagamento del Matera! Tutto vero, ma incomprensibile. Il tutto a danno di altri imprenditori/presidenti quali Antonio Pezone (Racing Roma) e Pippo Caffo (Vibonese) che onorano ed hanno sempre onorato, puntualmente, i loro impegni verso i tesserati. Pezone ha presentato riscorso, si discuterà domani. Auguriamo di non dover assistere all’ennesima puntata di “oggi le comiche”.

Ma che fa, direte voi, in fondo sono solo canzonette.

 

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