Vittorio Galigani

Crisi C, in un mese 4 stipendi. Scivola Costacurta. ‘Bomber’ Chiacchio speranza dell’Avellino

14.02.2018 21:52

Mesi bollenti in Serie C. Pagamenti che si accumulano. Quattro mensilità di retribuzioni e oneri riflessi da erogare. In trenta giorni. A metà febbraio per i mesi di novembre e dicembre dello scorso anno. Metà marzo per quelli di gennaio e febbraio dell’anno corrente. Un’enormità (insormontabile) per alcuni club. Si è già a conoscenza che diverse società non saranno in grado di far fronte agli oneri/obblighi finanziari previsti dalle norme nel rispetto dei diritti dei propri tesserati. Deferimenti e penalizzazioni incideranno in maniera determinante sulle classifiche del campionato in corso. Un’accelerazione (dovuta) quella sulle scadenze. Per evitare il rinvio dell’applicazione delle sanzioni alla prossima stagione.

Una brutta consuetudine, quella coda regolamentare, che andava “rottamata”. Gabriele Gravina, a giusta ragione, sta imponendo norme diverse. Servirà anche da prima cartina di tornasole per verificare/valutare/quantificare il numero, più appropriato, sul quale confrontarsi per decidere il format delle squadre di serie C.

Una prima traccia su quel percorso di innovazione e di riforme che sono indispensabili per arrivare a una sana ristrutturazione del calcio nazionale. Gravina lo ha elaborato con un progetto analitico all’interno del quale emergono spunti di valido interesse. Coincidono, per grandi linee, con altri intenti messi a suo tempo in campo anche da Cosimo Sibilia (rifletto con un rammarico: si fossero compiutamente coalizzati a tempo debito, il calcio italiano, oggi, sarebbe già avanzato nella programmazione). Va dalla riforma dei campionati alla flessibilità contrattuale (verifichiamo cosa ne pensa al proposito l’associazione calciatori), transitando per il semiprofessionismo, il “rating” con gli indici di bilancio, le seconde squadre, l’apprendistato e altro. Con una novità assoluta: i ricavi da scommesse. La rivendicazione del diritto d’immagine e dei diritti d’autore (io organizzo l’evento, tu ci fai scommettere, ne trai un utile, mi deve essere riconosciuta, in percentuale, una “royalty”).

Materiale valido sul quale il commissario Roberto Fabbricini potrà confrontarsi per far sì che il suo mandato risulti utile alla bisogna. Disperdere/rinunciare al contributo di esperienza nella disponibilità degli attuali dirigenti istituzionali del calcio non gioverebbe alla causa. Sarà indubbiamente necessario, in alcuni casi, il parere del legislatore, come, in altri, la collaborazione delle altre componenti, sempre del calcio. Quella necessità di avere il gradimento del 75 percento dell’assemblea generale, per procedere alle riforme statutarie, non può, non deve mai essere perso di vista. Sottovalutato.

Nella nostra considerazione abbiamo lasciato in secondo piano la futura scelta (indispensabile) del selezionatore della nazionale di calcio. Non è da quella che dipende la crescita del sistema, sul tavolo giacciono, come accennato, problemi di natura più importante. Un compito (comunque difficile) che gli eventi hanno procrastinato. Non ci sono però sfuggite le esternazioni del sub commissario Alessandro Costacurta, ospite su Rai uno di Fabio Fazio a “che tempo che fa”. Quella battuta sulla eventuale, possibile riconferma di Luigi Di Biagio nel caso in cui gli azzurri battessero, con largo margine, Argentina e Inghilterra se la poteva evitare. Non per le capacità professionali che riconosciamo al bravo Luigi Di Biagio, quanto per l’attuale carenza, tra gli italiani, di calciatori “stellari” che nel presente possano garantire, alla nostra nazionale, un atteggiamento vincente. Perché quella, sostanzialmente, rappresenterà la difficoltà maggiore nel convincere qualsiasi top-trainer ad accettare la proposta di sedersi sulla claudicante/incerta panchina azzurra.

Martedì 13 febbraio sono tornate in aula, presso la Corte Federale, Catanzaro e Avellino. Sempre per il giudizio riguardante il presunto tentativo di illecito, non consumato, inerente una partita disputata nel 2013. Vinse l’Avellino, allora, che approdò in Serie B. La Procura Federale si era opposta alla sentenza di assoluzione a suo tempo pronunciata dal Tribunale Federale. Era stato smarrito, si disse, un dischetto nel quale erano contenute, a detta della Procura, le prove del tentato illecito. In quella sede non era stato giudicato l’ex allenatore del Catanzaro Cozza accusato di aver percepito emolumenti in nero. La competenza giurisdizionale, per gli allenatori, è infatti devoluta alla Commissione Disciplinare istituita presso il Settore Tecnico di Coverciano.

Svolto il procedimento nei confronti di Cozza, quella Commissione Disciplinare ha autonomamente acquisito gli atti ritenuti mancanti e ha emesso, nei confronti dell’allenatore, un provvedimento di squalifica di nove mesi. Con l’aggiunta di una pesante sanzione pecuniaria: 11.900 euro.

In virtù di quanto sopra la Procura Federale ha chiesto e ottenuto che la Corte Federale inserisca e metta agli atti quella sentenza. Il dibattimento è stato inevitabilmente rinviato all’11 aprile prossimo. Un atto che impone una riflessione. A differenza del passato, quando il Tribunale Federale si dimostrò Clemente nei confronti delle due società e di tutti i tesserati coinvolti, accogliendo in toto le argomentazioni prodotte a difesa, nel presente, l’ostinatezza dimostrata dalla Procura Federale, con a capo Giuseppe Pecoraro, rende improvvisamente e inaspettatamente incerto l’esito finale del procedimento.

Mai sottovalutando, in ogni caso, che l’Avellino si fa forte della riconosciuta capacità professionale dell’avvocato Eduardo Chiacchio, il quale, alla guida del suo collegio difensivo, ha già  ottenuto per i colori biancoverdi successi sulla carta insperati. Tanto da essere unanimemente considerato, tra i supporter irpini, il “bomber” più prolifico delle ultime stagioni.

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