Vittorio Galigani

ll calcio sappia smentire Malagò. Eduardo Chiacchio… santo

20.12.2017 22:05

Gabriele Gravina, presidente della Serie C; Damiano Tommasi, presidente Aic, Cosimo Sibilia, presidente della Lnd

DI VITTORIO GALIGANI Definire Eduardo Chiacchio “santo” è senza dubbio una allegorica forzatura del mondo del pallone. Avellino e Catanzaro debbono però ringraziare la sua preparazione professionale. La sua cultura del lavoro. Una organizzazione perfetta quella del suo studio. Da Michele Cozzone a Monica Fiorillo. Tutti inclusi gli altri collaboratori. Non me ne vogliano i tanti attori di quel procedimento. Non si sentano relegati a ruolo di comprimari, ma a Eduardo Chiacchio, nel merito del proscioglimento dei due club, va riconosciuto il ruolo di “bomber” principe. Si perché Chiacchio difendeva l’Avellino (lo fa da sempre e negli ultimi tre anni ha tolto tante castagne “roventi” dal fuoco), ma l’assoluzione dell’uno ha portato al proscioglimento dell’altro. E’ stato come tirarsi la volata reciprocamente.

Il presidente del Tribunale Federale Cesare Mastrocola sorrideva, in aula, mentre l’avvocato campano, scatenato e fantasioso nella sua arringa difensiva, faceva riferimento al comunicato ufficiale 45/TFN del 22 dicembre 2016. Un precedente giudizio nel quale il collegio, presieduto dallo stesso Mastrocola, aveva ritenuto quel deferimento (riguardava allora l’Atalanta ed il suo calciatore Doni) carente della necessaria serie organica di elementi, indizi gravi, precisi e concordanti, che potessero consentire di raggiungere il sereno convincimento in merito all’effettiva realizzazione di una combine.

In quel giudizio Mastrocola aveva prosciolto tutti. I motivi della decisione riguardante l’Avellino ed il Catanzaro (lo “stare decisis”, il rimanere su quanto deciso) sono risultati gli stessi. Complice una carenza probatoria della Procura Federale che ha “diimenticato” il deposito di perizie, delle trascrizioni integrali delle intercettazioni, dell’ordinanza di custodia cautelare e l’informativa della Polizia Giudiziaria poste a base di tutto l’impianto accusatorio. Per Pecoraro e per tutta la Procura Federale una “sonora” bacchettata sulle dita. Veramente una pessima figura.

Per Avellino e Catanzaro un grande sospiro di sollievo. Ne avevano bisogno. Taccone potrà così concentrarsi per i risolvere i problemi societari che, nel presente, assillano i biancoverdi. Floriano Noto, scampato il pericolo, avrà la forza (imprenditoriale) e la volontà (agonistica) per ricondurre il giallorossi nelle categorie che più competono. Un sospiro di sollievo anche per il “palazzo”. Una diversa conclusione della vicenda avrebbe ancor più “sporcato” il momento delicato che sta attraversando il calcio italiano.

Il calcio italiano appunto. Attraversa un periodo non felice. Motivati dalla carenza di risultati sportivi si intersecano fattori/interessi politici. Il presidente del Coni Malagò non lesina, quotidianamente, critiche. Si lascia andare in esternazioni che sovente non risultano appropriate. Vorrebbe “tagliare” testecon scopi che non sempre hanno i crismi della indispensabile trasparenza. Le critiche mosse a Carlo Tavecchio sono preconcette. Precostituite con motivazioni che hanno il retrogusto, sgradevole, del personale. Sostiene Malagò che il calcio del nostro Paese è malato. Incapace di autogestirsi. Secondo i suoi principi andrebbe affidato, nella sua globalità, a mani ed intelletti diversi. Malagò auspica passi falsi, nell’imminenza, per arrivare al commissariamento del “palazzo”.

Le componenti (tutte) sono chiamate a una prova grande di coesione. La convergenza, indispensabile, su intenti comuni. Il calcio deve essere in grado di smentire Malagò. Il prossimo 29 gennaio, chi si candiderà alla presidenza federale, dovrà presentarsi forte di una alleanza frutto di larghe intese. Maturata dall’esito di un tavolo istituzionale sorretto da progetti e programmi di sicura realizzazione.

Le schermaglie, come le abbiamo definite, sono ancora agli inizi. L’auspicio è che si lavori per un unico candidato prepotentemente referenziato. Una maggioranza elettorale attestata sui due terzi della base votante garantirebbe stabilità. Le voci si rincorrono su Cosimo Sibilia e Gabriele Gravina. Il primo forte dell’unanime consenso a dialogare con le altre componenti, conferitogli dal recente direttivo di Marghera, si fa forte di quel 34 per cento che rappresenta a livello istituzionale. Sibilia non sente impellente la necessità di misurarsi nella competizione. E’ senza dubbio disponibile. Fosse chiamato potrà rispondere. Desidera in ogni caso verificare, inteso che mai potrebbe accettare una debole superiorità in percentuale. E che in ogni caso, nella prossima governance della Federcalcio, gli spetterebbe di diritto il ruolo di vicario.

Gabriele Gravina ritiene di avere dalla sua la preferenza di alcune componenti. Incluse serie A e B. Starebbe incontrando difficoltà con i calciatori, non disponibili al dialogo con lui. Tramontato il progetto di una B unificata (non ha ricevuto risposte) si sta applicando su una nuova piattaforma per la serie C. Da porre all’approvazione di quello che sarà il nuovo consiglio federale. Apprendistato dei calciatori sino ai 23 anni. Semiprofessionismo con un credito di imposta Irpef da destinare ai settori giovanili ed alle infrastrutture. Modifica dell’articolo 103 delle norme con corresponsione nella stessa stagione delle valorizzazioni concordate. Un nuovo rating che, se accettato, imporrebbe anche il controllo  dell’onorabilità di tutti gli addetti. 

Prima del 29 gennaio, però, occorre arrivare alla nomina della governancedella serie A. Un passaggio imprescindibile. Carlo Tavecchio, in quella sede, ha operato conquistando la fiducia dell’ambiente. Prova ne sia, da ultimo, il prolungamento dell’incarico commissariale. All’unanimità. Una vita spesa nel sistema la sua. Professionalità e tanta esperienza che non potranno essere trascurate in ottica futura. Utile, nei prossimi programmi, per tenere unite le componenti e per indirizzare nel modo più appropriato le alleanze. Con una doverosa puntualizzazione. Sbaglia chi pensa si sia arreso. Che il “grande vecchio” abbia esaurito le sue “munizioni” ed abbia deciso di riporre le armi. Il suo valido contributo servirà. Aiuterà anche a smentire i convincimenti vessatori di Malagò.

Buon Natale a tutti!

 

Commenti

L'intervista di Blunote: Franco Causio, 'Auguro al Taranto la risalita'
Impiantistica: Ristrutturazione campo scuola, c'è il finanziamento