Vittorio Galigani

Serie C, uno sciopero ‘furbetto’, non condiviso!

07.08.2018 14:31

Nell’estate calda del calcio italiano è mio costume cambiare un po’ argomenti e andare, come mia abitudine, controcorrente. I “giornaloni” sono pieni di notizie su ricorsi al Tar (vedi Avellino, con le previsioni da noi azzeccate sulla esclusione dal campionato che a nostro avviso saranno confermate). Dei processi sulle plusvalenze (difficili da sostenere a nostro avviso). Del calcio femminile e delle decisioni sui ripescaggi. Il commissario Fabbricini, che impugna se stesso, essendo andato contro al proprio organo di giustizia sportiva, si è preso un altro sonoro ceffone.

Oggi, per evitare di scrivere di cose già trite e sentite, desidero affrontare la situazione della Serie C. Quella attuale di espressione “graviniana”. Mi attengo ai fatti, non critico. Dispenso consigli senza voler essere presuntuoso. Che l’aria non sia proprio stabile. lo si è visto anche dal sondaggio, “uomo giusto per guidare la serie C”, promosso a metà estate dal sito TuttoC.com, conclusosi con pochi votanti. Male. Segno di disinteresse perfino in un sito dedicato.  Alla resa dei conti è risultato un dato d’appoggio del 56,24 per cento a favore di Gravina. Il sondaggio è il sintomo latente di un certo malcontento e del sospetto che le attenzioni del Presidente siano da tempo concentrate su altro. Occorre al proposito ricordare che Gravina è dimissionario, ormai, di lungo corso. Lungi da me l’intenzione sferrare un attacco alla persona. Stimo Gabriele Gravina e mi sento onorato della sua amicizia. In alcuni “passaggi” la penso però diversamente. Desidero solo sottolineare come i risultati dell’era post-Macalli (mai rimpianto) non sono stati eccelsi come nelle premesse. Mi attendevo di più. Riporto i fatti con fedeltà assoluta. Con una riflessione personale: annunciare le dimissioni senza poi fare seguire i fatti non può che indebolire un sistema, di per sé già fragile, che necessitava di ben altro spirito decisionista. Era l’assemblea di Lega del 30 novembre, a Tivoli. Il buon Gabriele si dichiara dimissionario dinanzi a 55 società su 57. Finalmente qualcuno capace di lasciare la poltrona. Si era pensato. Per la situazione di una Lega statica. Poco considerata dai media. Priva di riforme e piena di società traballanti destinate al fallimento in corso di campionato (Modena, Vicenza, Arezzo). All’interno un fronte organizzativo alquanto oscuro. Persone di livello non utilizzate. Direttori Generali “spariti”. (Non intendo però interessarmi di pettegolezzi). Niente di nuovo sotto il sole della Serie C, quindi. Comunque, farsi da parte per lasciare il comando ad altri appariva come un atto di responsabilità. Nei fatti però, potrà sembrare ovvio, nulla di vero. Le società si ribellano (?!). Non accettano le dimissioni. Sono contente di come vanno le cose. Forse, si è pensato, in vista delle elezioni federali di gennaio, ci sarà finalmente la svolta nella “governance” del calcio. Infatti, dopo le dimissioni di Tavecchio, Gravina si presenta come candidato a presiedere la Figc. “Sostenuto”  proprio dalla Lega Pro. In concorrenza con Damiani Tommasi e Cosimo Sibilia. Quindi basta Lega Pro, ma le si chiede l’appoggio per guidare la Figc. Verso la strada maestra delle riforme (nel programma elettorale la Serie C ne usciva praticamente frantumata e ridimensionata). Una campagna elettorale enorme, con persone e mezzi sparsi per tutta Italia alla ricerca di voti, con il conseguente abbandono delle “modeste” vicende della Lega minore. Corretto e logico, come fece ad esempio Abodi (presidente di Lega di B) in occasione della candidatura elettorale contro Tavecchio, dimettersi. Le due posizioni, presidente di Lega e candidato alla Figc sono incompatibili. In realtà Gravina era già dimissionario da novembre, è inutile calcare la mano, vediamo soltanto come va a finire. Come sia andata a finire lo abbiamo visto tutti. Nessuna maggioranza sufficiente per essere eletti. Nessun accordo con gli altri candidati e quindi l’ennesimo commissariamento della Federcalcio. Con alla ribalta persone politiche di marca Coni che hanno “allargato” il fronte dei disastri. Di conseguenza, in punta di piedi, si riprende il proprio disprezzato posticino in Lega Pro. Non più dimissioni. Dopo la sconfitta elettorale ci si deve ritirare in buon ordine. E’ una questione di dignità e di coerenza. Visto però che sono trascorsi sette mesi dalle prime dimissioni è meglio un altro proclama. Siamo allo scorso 20 giugno . “Ho già detto che il mio mandato non lo concludo”. Aggiunge però che non permetterà il commissariamento (sarà in arrivo se continua così) perché con le dimissioni del presidente decade tutto il Consiglio Direttivo. Va bene, ma di norme ritengo, anche io, di masticarne un pochino. L’ipotesi commissariale si ha quando non funzionano gli organi e c’è inerzia della Lega. Allora la Federcalcio provvede (articolo 9, comma 9 dello Statuto Federale). Ci si dimette e contestualmente si convoca l’assemblea elettiva. Nessuna inerzia, nessun commissariamento.

In questo guazzabuglio emerge, a mio parere, che la Serie C è sempre la stessa. Difficoltà finanziarie. Media assenti. Riforme zero. E allora oggi una nuova battaglia all’orizzonte: rovesciare il commissario per (ri)eleggere Abete a presidente delle Figc. Per norma statale, lo stesso, avendo già ricoperto due mandati, non sarebbe più rieleggibile. Ma ci risiamo. La madre delle battaglie non è la riforma dei Campionati. Un sistema di controlli diverso per le società prive di solidità finanziaria. Una distribuzione delle risorse per i giovani e le categorie minori. La nuova battaglia è: mandare al potere una nuova persona che forse, voglio essere malizioso, potrebbe aver promesso qualche posto di prestigio in ambito federale. Ed allora si minacciano querele al Fabbricini di turno. Si “aizza” il popolo, con un comunicato della Lega Pro che minaccia guerra atomica.

Si parla, nel Comunicato di ieri, di incertezza e precarietà e della assoluta necessità di “convocare l’assemblea elettiva federale” (tana per Gravina). E ancor peggio, niente calendari e forse sciopero totale. I campionati  di Lega Pro non partono (ce ne faremo una ragione, ci limiteremo a vedere Cristiano Ronaldo). Potrò sembrare strano: avrei preferito una strada diversa. Questo è il punto. Più impegnativa e più responsabile nei confronti di quei presidenti che hanno iscritto le squadre. Spendendo soldi, acquistando giocatori, cercando sponsor. Avrei preferito  fare partire i calendari. Una x non ha mai fatto male a nessuno. Nessuno slittamento e, meno che mai, lo sciopero. E poi, contro chi? Questo, visto dalla mia angolazione di “vecchio” uomo di calcio, è il segnale da dare. Queste sono scelte responsabili. Comodo decidere di non partire (rimanendo al proprio posto in attesa di salire sul treno federale). Dimenticando, per una volta ancora, il rispetto dovuto alla “povera” e bistrattata Lega di Serie C che ad oggi, considerando l’ennesimo forfait, quello del Bisceglie, risulta “impoverita” a soli 55 club. Tutto in attesa che Aurelio De Laurentiis e il suo fido Grassani “scatenino” i loro desiderata per convincere Fabbrincini all’ennesima pessima figura!

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