Vittorio Galigani

Squadre B, Leghe usurpate. La dittatura di ‘quel’ commissario che non (ri)conosce le regole

16.05.2018 17:05

Il calcio italiano vive in una situazione deprimente. L’interesse del sistema è prevaricato da un altro “interesse” che maleodora di personale. Sono saltate tutte le norme. Malagò (e Fabbricini) si “muovono” in totale autonomia (quasi si vivesse in stato di regime) ignorando quanto previsto dalla disciplina e dalle norme federali. Non è così che funziona! Uno scontro frontale, con la maggioranza delle componenti e con gli uomini che le rappresentano, che mai potrà portare a qualcosa di positivo. Il primo esempio. Il peggiore (solo) per il momento. La perdita secca, iniziale, di quei 200 milioni di euro annuali che si avrà, sui diritti televisivi, nel momento in cui Mediapro e Sky troveranno l’accordo. Le Leghe minori, per i tagli alle loro spettanze, piangeranno lacrime amare.

Vorremmo sbagliarci, ma i comportamenti dittatoriali di Malagò esportano una sensazione di disagio generale. Il commissariamento della Federcalcio (come della Lega di serie A) imponeva decisioni (che si stanno trascurando) ben più importanti di quelle (pagliuzze) nelle quali i vertici dello sport italiano si stanno impegnando. Altro che squadre B e calcio femminile da sottrarre ai dilettanti! Con questo andazzo il calcio italiano non uscirà mai dal tunnel. Dovremo probabilmente ringraziare Malagò. In tempi non sospetti avevamo valutato in modo positivo l’iniziativa, a maggioranza, di richiedere la convocazione dell’assemblea elettiva della Federcalcio. Il percorso migliore per restituire alle componenti un ruolo democratico, attivo, nella gestione della più grande Federazione sportiva italiana. Contemporaneamente, però, avevamo constatato come i commissari Federcalcio (quello reale Fabbricini e quello in pectore Giovannino Malagò) in questi mesi, successivi alla sciagurata assemblea elettiva del 29 gennaio, avessero combinato poco o nulla. 

Il commissario Malagò ha tirato fuori dal cilindro il nuovo presidente di Lega di Serie A, dopo un anno di black-out. Il banchiere Micciché. Una figura rispettabilissima, ma in “globale” conflitto di interessi. Ha ricoperto sino al 2016 l’incarico di direttore generale di Intesa San Paolo, CEO di Banca IMI e oggi presidente di Banca IMI e membro (casualmente?) del consiglio di amministrazione di RCS. La società presieduta da Urbano Cairo presidente del Torino. Editore, fra l’altro, de La Gazzetta dello Sport. Il maggiore e più influente giornale sportivo italiano. Un vero pasticcio all’italiana “maniera”. Si usa dire dalle nostre parti. Ma va tutto bene (diciamo) anche che il “nostro” Malagò è riuscito, con modalità elettive non previste (anzi contrarie allo statuto), a farlo eleggere. Per alzata di mano. Oibò! E’ noto, anche all’inclita e al viandante, come il compito di Micciché fosse quello di scontare i diritti televisivi delle squadre di Serie A. Bisognose di denaro liquido (guarda caso) per affrontare (se non addirittura per iscriversi) alla prossima stagione. La gatta frettolosa (appunto). E’ noto che il Tribunale di Milano ha annullato completamente il bando, avendo riscontrato gravi vizi in relazione alla normativa Antitrust e alla offerta di Mediapro. Risultato: si deve ricominciare da capo. 

Il Presidente Malagò (poco attento) avrebbe dovuto selezionare meglio i propri consulenti. Inutile che adesso alzi la voce contro Mediapro perchè non ha rilasciato la fidejussione a garanzia del pagamento. Stiamo parlando di una aggiudicazione annullata. Giusto invece che si rimbocchi le maniche (Megalò) e chiuda un accordo con Sky prima che la crisi del calcio italiano investa anche società di Serie A …

Anche il Commissario della Federcalcio, il meno “appariscente” Fabbricini, stimolato negli ultimi giorni da tutti i media e dalla iniziativa di Sibilia come degli uomini delle altre componenti, si è reso conto che in quasi sei mesi non ha cambiato granché. Non ha cambiato nulla. Niente riforma dei campionati, niente modifica dei pesi delle componenti, niente modifica dello statuto. Eppure, il suo compito, come da mandato conferitogli dalla giunta del Coni, era questo. Ripresosi dal “letargo”, Fabbricini ha iniziato a “sparare riforme”, ma anche lui senza pensare troppo. Senza “mirare” diritto al bene del sistema. Ed ecco la nomina del nuovo citì. Fortunatamente dopo che Mancini ha sciolto il proprio contratto con lo Zenit. Rimaniamo dubbiosi che tale compito rientrasse in quelli di un Commissario. Alla luce, fra l’altro, della richiesta del 72 per cento delle componenti che intendono riappropriarsi della gestione federale. La nomina del nuovo citì della Nazionale, come da noi ribadito, serve soltanto per “giustificarsi”. Per “dimostrare” che qualcosa si è fatto. Che anche il sub-commissario Costacurta è servito a qualcosa. Ben altre erano e sono, tuttora, le necessità del calcio italiano. Tutto serve, però! Bisogna far vedere che il commissario è utile e opera. In modo da giustificare il tentativo di proroga (certo) del commissariamento. Per evitare l’assemblea elettiva. In barba alla democrazia. 

Ecco, a seguire, un pasticcio ancora più grande: quello delle seconde squadre in Lega Pro.  Un regolamento varato senza aver consultato le componenti interessate (sic!) e con parecchie “negligenze/carenze” operative e di rispetto delle norme. Ci eravamo permessi di richiamare l’articolo 50 delle norme federali. Prevede le modifiche al format con un intervallo di due stagioni sportive. Non a caso il presidente della Serie C aveva dichiarato che le seconde squadre potevano andare in vigore dalla stagione sportiva che inizia a luglio 2019. Ma anche qui, in anteprima dello scontro inevitabile, sulla richiesta di convocazione dell’assemblea, il commissario ha deciso: seconde squadre da subito. Una decisione dittatoriale. Che sia uno spiffero “nostalgico” dell’aria che si respira a palazzo H? Là, sul Lungotevere. Basta leggere il comunicato ufficiale Figc numero 43, dell’11 maggio scorso, per rendersi conto (ribadire) che la gatta frettolosa fa i figli ciechi.  Per aggirare “la norma” si è impostata la modifica del format come se si trattasse di un regolamento per il ripescaggio. Caro commissario, non è così che si procede. Pur essendo da qualche anno nel mondo del calcio e delle sue norme, la lettura di quel frettoloso comunicato appare come un enigma indecifrabile. Niente affatto comprensibile. Gli avvocati saranno già schierati per una interpretazione autentica. Cambio del format imposto dall’alto e senza consultare le Leghe interessate. Senza contare la Lega di Serie B che si vedrebbe “piovere” la seconda squadra di Serie A e ha già espresso la sua totale contrarietà. A proposito: ove una squadra B venisse promossa tra i cadetti quale sarebbe, in soldoni, il valore del suo biglietto d’ingresso. Si perché in quel comunicato “frettoloso”(eufemismo) è una ipotesi non contemplata. Ovvero, una squadra B che retrocede tra i dilettanti perde il vincolo dei suoi giocatori? Un guazzabuglio mascherato da regolamento. Il cambiamento di format prevede che in caso di carenze di organico la prima società che deve essere ripescata sia “diritto” di una seconda squadra di Serie A. Incredibile! Lo sa Fabbricini (e il legale che ha redatto il regolamento) cosa prevede l’articolo 49 delle norme federali che è intitolato “Ordinamento dei Campionati”? Sulla composizione dei gironi, sui criteri di promozione e quant’altro. Tutto è stato (s)travolto dal commissario. Conosce, Fabbricini, laddove recita che “per carenza di organico del Campionato di Serie C il relativo completamento avverrà a cura del Consiglio Federale su proposta della Lega Professionisti di Serie C, nonché in caso di ulteriori carenze, su proposta della Lega nazionale dilettanti”?

Cari Gravina e Sibilia, oggi siete stati “usurpati” nei vostri compiti. Fabbricini non ha inteso “considerarvi”. Un pessimo esempio! Basterà che una società di Lega Pro o di Serie D, arrivata seconda dopo un campionato massacrante e dispendioso, faccia ricorso per non essere stata ripescata. Nessun giudice al mondo potrà scavalcare le norme. Il format non è stato cambiato, è stato stravolto. Ma il castello di questi commissari è destinato a cadere. Rovinosamente.

In coda: complimenti a Pippo Caffo e a Giorgio Grassi: hanno saputo riportare tra i professionisti Vibonese e Rimini. Un merito immenso. Condito di “sudore” e sacrifici. Una dimostrazione in più, ove fosse necessario, del valore e dell’attaccamento irrinunciabile, del popolo dei tifosi ai nostri “campanili”.

Le “suggerisce” nulla, caro Giovannino Malagò?

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