Taranto: Andrea De Toni, 'E' mancata la forza del gruppo...'

TARANTO
Alessio Petralla
22.05.2017 13:24

E’ stato chiamato in causa nel finale di campionato, dopo essere stato messo fuori rosa, il portiere, classe ’94, Andrea De Toni, che nonostante il momento delicato è riuscito a destare una buona impressione ai tifosi e che dopo qualche settimana dalla retrocessione, a Blunote, commenta così: “E’ stata una stagione travagliata in cui nulla è andato per il verso giusto. La colpa primaria va attribuita a noi calciatori, anche se le tematiche esterne non ci hanno aiutato: in quei momenti è venuta meno la forza del gruppo”.

DE TONI: “Sono stato messo fuori rosa per alcune scelte che non spetta me giudicare. Poi sono stato chiamato in causa e ho cercato di dare il mio contributo. Nei disastri ritengo che la mia stagione sia stata positiva visto che sono riuscito ad esordire e a mettermi in mostra”.

MAURANTONIO: “Con Roberto ho un ottimo rapporto: si tratta di un grandissimo portiere e di un ragazzo d’oro. Nell’ultimo periodo qualche capello bianco in più, come lui, sarebbe servito nello spogliatoio: ci avrebbe dato maggiore giovamento e magari il loro contributo sarebbe servito a qualcosa. L’ho sentito dopo l’aggressione poi non più. Nei prossimi giorni lo richiamerò”.

L’AGGRESSIONE: “Il giorno dell’aggressione, noi portieri, ci stavamo allenando allo “Iacovone” (campo A): sentimmo delle urla ma non vedemmo nulla. Tutto ciò che sappiamo è solo perché ce lo hanno raccontato”.

LA SOCIETA’: “Ovviamente, li ho conosciuti personalmente: sono delle bravissime persone, a prescindere dalle scelte. A livello umano gli darei un’altra chance. Sono stati sempre vicini e puntuali nel rispettare gli impegni e sono stati i fautori del ritorno del Taranto in Lega Pro. Purtroppo si sono affidati a persone sbagliate”.

I TIFOSI: “E’ normale che ce l’abbiano a morte con noi calciatori e con la società: per loro il Taranto è una fede, una religione. Ci tengono veramente. La differenza tra la città dei Due Mari e le piazze del nord, in cui ho sempre giocato, è che li si vive la squadra e c’è un gran tifo. Si fa calcio vero. Hanno speso i loro soldi per venirci a vedere: mi dispiace tanto, ci ho messo tutto”.

LA METAMORFOSI: “Vedevo le partite e notavo la grande voglia di salvarsi da parte delle altre squadre: noi avevamo paura del baratro che poi ci ha tagliato le gambe. Sul piano tecnico-tattico non eravamo inferiori”.

TARANTO: “Con i tifosi mi sono trovato benissimo: rimarrei volentieri anche in serie D. Ovviamente dipende dalle scelte. Preferire la città ionica anche ad alcune piazze di Lega Pro. Mai dire mai…”.

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