Cultura, musica e spettacolo

Massafra: Ciclo di incontri culturali sul tema ‘Indagini e Giustizia’

Comunicato stampa
13.09.2019 09:23

Al via il ciclo di incontri culturali e di promozione della lettura, promosso dalla casa editrice Dellisanti sul tema “Indagini e Giustizia”. Lunedì prossimo, 16 settembre 2019, con inizio alle ore 18,30, presso l’atrio del castello medievale di Massafra, verrà presentato in anteprima nazionale il libro ““Caporosso, memorie di un uomo ferito” (Dellisanti Editore, pagg. 244, ISBN 9788898791514, euro 18,00), scritto da Doriana, Tina ed Erika Caporosso, figlie di Dino Caporosso. Un uomo e le sue vicende giudiziarie. La sua famiglia alla ricerca della verità. Una città – Massafra – che si interroga su fatti accaduti negli anni ’90. Al tavolo dei relatori, oltre alle tre scrittrici, il pubblicista Antonio Dellisanti, autore delle note di redazione del libro; Antonio Parisi, giornalista ed autore di numerose inchieste fra cui quelle sugli Agnelli, sul Vaticano, sul caso Parolisi e su segreti di Stato e Baldassarre Lauria (in videoconferenza da Palermo), avvocato del comitato scientifico della Fondazione “G. Gulotta” che si occupa di errori giudiziari. Martedì 17 settembre 2019, sempre alle 18,30 presso l’atrio del castello di Massafra, si parlerà degli Agnelli, in particolare sulle indagini sulla morte di Edoardo Agnelli con il giornalista Antonio Parisi, autore del libro “Gli Agnelli. Segreti, misteri e retroscena della dinastia che ha dominato la storia del Novecento italiano”. Dialogherà con l’autore il pubblicista Antonio Dellisanti.

SCHEDA: CAPOROSSO – Memorie di un uomo ferito Oltraggio a pubblico ufficiale, rapina e tentata rapina. Questo è il “curriculum criminale” di cui Cataldo (Dino) Caporosso ammette le colpe. Colpito alle spalle dalle forze dell’ordine, è affetto da un grave deficit motorio (paraparesi spastica) dal 1981. Ex camionista e padre di quattro figli, è stato scagionato con formula piena per non aver commesso il fatto in processi e maxiprocessi in cui le accuse erano di: gambizzazione, sequestro di persona, estorsioni ed associazione a delinquere di stampo mafioso (capoclan affiliato ad una cosca della mala tarantina, poi “padrino” di un clan ‘ndranghetista). La Giustizia lo ha condannato più volte per il reato di traffico internazionale di droga e detenzione di armi.
Per gli oltre vent’anni espiati in carcere, le figlie, attraverso la pubblicazione delle memorie del padre, chiedono agli uomini delle Istituzioni, a chi ha indagato, ai “collaboratori di giustizia”, a “chi conosce la Verità” di fare piena luce sui traffici illeciti di droga negli anni ‘90 e di contribuire con le proprie testimonianze e prove alla revisione dei processi che Caporosso chiederà a breve. «Ci rivolgiamo anche agli uomini delle Istituzioni, Giudici, procuratori, ispettori di polizia, forse oggi anche in pensione, che hanno vissuto quegli anni tremendi per Taranto, dal punto di vista delinquenziale e che potrebbero essersi resi conto, dopo trent’anni, che qualcosa effettivamente è accaduto di diverso rispetto a quanto scritto nei fascicoli processuali. Nuove verità rivelate da pentiti o collaboratori di Giustizia. Nuovi elementi di indagine poliziesca che potrebbero fare luce sui fatti che hanno visto coinvolto nostro padre. Il “Caporosso” non può terminare la sua vita terrena in una angusta cella di un qualsiasi carcere italiano per poi scoprire, fra vent’anni, che non ha “commesso il fatto”!» scrivono le figlie nelle pagine introduttive alle memorie. «Le “stranezze” nei casi giudiziari in cui nostro padre è coinvolto partono da un dato sconcertante: alcune registrazioni, frutto di intercettazioni della polizia di Taranto, a cavallo fra il 1989 e il 1990, ad oggi, sono “introvabili”! C’è qualcuno che possa aiutarci a “ritrovarle”? Possibile che proprio questi importanti mezzi di prova, schiaccianti, in un processo penale, epocale per quei tempi a Taranto, siano stati “cancellati” o “distrutti”. Con le moderne tecniche di ascolto degli audio, si potrebbero integrare i dialoghi, le voci, ciò che è stato realmente detto e forse, volutamente, cancellato, per una eventuale richiesta di revisione del processo, che sicuramente richiederemo, alla luce delle tante e nuove testimonianze di collaboratori di Giustizia» sottolineano le tre scrittrici. Nel libro sono state incluse le note del giornalista Antonio Dellisanti che, nel luglio 2017, aveva intervistato il Caporosso in merito alle sue vicende processuali. Del caso giudiziario “Caporosso” si sta interessando una nota fondazione non governativa dedicata istituzionalmente alla revisione dei casi giudiziari controversi ed all’affermazione dell’innocenza delle persone ingiustamente condannate. «Siamo stanche di essere etichettate come “figlie del boss di Massafra”, di essere additate come malavitose e, i nostri figli, nipoti di un trafficante di droga! Ma quale droga! Non un grammo è stato mai trovato addosso a mio padre o nei suoi ambienti di lavoro! - concludono le sorelle Caporosso - Sono in corso perizie specialistiche su tutte le intercettazioni telefoniche ed ambientali riferite all’ultimo processo in cui è stato coinvolto nostro padre e che verranno presentate, come prove di parte, al prossimo appello. La Verità, presto, verrà a galla. Siamo fiduciose!».

SCHEDA: Antonio Parisi Antonio Parisi, giornalista e scrittore è nato in provincia di Taranto. Dal 1979 sino al 1983 collabora nella segreteria dell’ultimo Re d’Italia Umberto II di Savoia. Ha diretto, subentrando a Ruggero Orlando, l’emittente nazionale “Rete Mia” e successivamente il quotidiano “Il Meridiano”. Ha firmato diversi scoop sui più importanti settimanali italiani, ritrovando, tra gli altri, i documenti inediti in cui Pio Xll difendeva gli ebrei durante la persecuzione nazista. Da anni segue il caso della morte di Edoardo Agnelli ed è stato al centro della clamorosa puntata de “La storia siamo noi” sulla vicenda. Ha ritrovato la BMW, parcheggiata da anni in un deposito di Villa Borghese, che verosimilmente era servita per rapire Emanuele Orlandi. Un suo servizio sui nascondigli della Sacra Sindone durante la seconda Guerra Mondiale per sfuggire agli appetiti di Hitler, ha fatto il giro del mondo. E’ considerato un esperto della storia delle grandi dinastie che hanno regnato e regnano tuttora in Europa e nel mondo. Ha pubblicato, tra gli altri, i volumi “ I misteri di casa Agnelli”, “E liberaci dal Male – i segreti della terza loggia vaticana” e, insieme a Alessandro De Pascale, “ Il caso Parolisi,- sesso, soldi ed Afghanistan”. Nell'immaginario collettivo gli Agnelli rappresentano il 'surrogato borghese' della casa reale dopo l'allontanamento dei Savoia del territorio italiano. Anche per questo la famiglia Agnelli è sempre stata al centro delle cronache italiane: quelle economiche, naturalmente, ma anche quelle mondane e nere, per i tanti misteri che l'hanno sempre avvolta. L'intrico più cupo è sicuramente quello che riguarda la morte di Edoardo Agnelli, figlio dell'Avvocato, il cui corpo è stato trovato il 15 novembre del 2000 ai piedi di un pilone dell'autostrada Torino-Savona in località Boschetti di Fossano, in provincia di Cuneo. E proprio da questa morte sospetta prende il via il libro 'Gli Agnelli'.

BISCEGLIE-PICERNO 1-1 - Nappello illude i rossoblu, risponde Manicone: nessuna impresa
Massafra: Mostra fotografica sul primo Palio della Mezzaluna